Una pagina di storia: la Memoria di Gaetano Rappini

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Un documento molto prezioso, attualmente conservato presso il Palazzo della Bonificazione Pontina in piazza Santa Domitilla (centro storico alto di Terracina).

Il particolare riprodotto nell’immagine è tratto dalla Memoria di Gaetano Rappini (Bologna, 1734 – ivi, 1796).

Questi era considerato il miglior ingegnere idraulico di Bologna (tra i lavori che gli avevano procurato fama vi era la canalizzazione di Comacchio) quando nel 1775 il nuovo papa, Pio VI, lo chiamò a Roma per studiare un progetto di bonifica delle Paludi Pontine. L’area, infatti, era malsana a causa della malaria ed era destinata esclusivamente all’allevamento dei bufali allo stato brado e alla pesca.

Rappini progettò di risolvere parte del problema, attraverso lo scavo di un grosso collettore, chiamato Linea Pia, parallelo alla via Appia e destinato a convogliare a mare, presso Terracina, l’apporto di numerosi canali ad esso collegati, dando così sfogo alle acque paludose.

In un dettagliato rapporto, datato 25 giugno 1777 e conservato nell’Archivio di Stato di Latina, Gaetano Rappini illustrò al pontefice il suo progetto. Egli quantificò il problema delle paludi: queste occupavano un’area di 180mila miglia quadrate. Inoltre spiegò il perché delle acque stagnanti e come si fossero potuti prosciugare i terreni. Il progetto venne approvato.

Il documento è composto da 42 pagine, con allegata una mappa generale dell’Agro, con sezioni dei terreni e con una seconda mappa a colori, disegnata da Giambattista Ghigi. Di recente è stato riprodotto in fac-simile. Rappini fu nominato direttore dei lavori.

Mappa delle Paludi Pontine al tempo di Papa Pio VI (circa 1780)

Il 5 aprile 1780 papa Pio VI giunse in visita a Terracina (vi si era già recato tre anni prima), per rendersi conto del progredire dei lavori. Un terzo viaggio fu effettuato nel 1789. L’opera di canalizzazione, che impiegò fino a 3.500 operai, ridusse la zona paludosa: furono strappati alle acque 29mila ettari; parte delle paludi mutò così in terra coltivabile. Alla fine dei lavori fu effettuata la spartizione dei poderi. L’ingegner Rappini ottenne quasi 2mila ettari. Il costo complessivo per la Camera Apostolica fu di un milione e mezzo di scudi.

Sul tracciato della via Appia fu costruita una nuova strada da Velletri a Terracina, abbreviando così la distanza tra Roma e Napoli con una agevole comunicazione pedemontana, al posto della vecchia strada tracciata sulle alture, fra Sezze e Priverno.

Il testo contenuto recita: “Questa raccolta contiene copia degli atti, e concordati fatti nella solenne visita del 1777. Sopra lo stabilimento delli confini, e compensi relativi al diseccamento delle Paludi Pontine, con certi altri atti e documenti anteriori ed antichi intorno alle med.e  [medesime] Pontine, ed infine le deputazioni dei Commissarj della Bonificaz.e [Bonificazione] . Il tutto individuato nel seguente Indice”.

Segue poi una cronaca stringata degli atti, a partire dal 21 marzo 1586.

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